IL FIUME CHE È UNA PERSONA
In Nuova Zelanda esiste un fiume, il Whanganui, che dal 2017 è diventato secondo la legge una persona. Nel linguaggio giuridico
si dice che gli è stata attribuita la personalità giuridica, come accade da secoli alle società o compagnie.
Questo significa che puè ora essere rappresentato in tribunale, far valere i suoi diritti ed ha anche due custodi
nominati per parlare a suo nome.
Dare diritti a entità naturali non era del tutto nuovo. Nel 1972, lo studioso di
diritto degli Stati Uniti Christopher Stone scrisse un articolo intitolato "Should trees have standing?",
in cui sosteneva che le entità naturali dovrebbero avere alcuni degli stessi diritti legali degli esseri umani.
Un tema parallelo a quello dei diritti degli animali ma spostato su soggetti ancora piu differenti dagli esseri umani
ed in alcuni casi anche non viventi, come i fiumi o le montagne.
Il caso del fiume Whanganui è però un poco particolare e non trova le sue radici nel dibattito giuridico su quali possono
o devono essere soggetti di diritto.
E' infatti una battaglia legale che va avanti da piu di cento anni tra le popolazioni Maori native e gli invasori europei, prima,
e i cittadini neozelandesi poi.
Già nel 1800, dopo essere arrivati in Nuova Zelanda, i colonialisti britannici hanno industrializzato
il fiume Whanganui, a lungo fonte di sostentamento di generazioni di indigeni Maori. Il fiume è stato inquinato dalle
acque di scarico e dai terreni coltivati e le sponde di ghiaia
sono state sostituite con fango così umido da farti sprofondare fino alle ginocchia, a causa dell'estrazione di ghiaia stessa.
Il corso d'acqua di 290 chilometri era fondamentale per le vite delle popolazioni Maori. Era dove pescavano e vivevano.
L'acqua era usata per curare i malati. Consideravano il fiume un antenato ed una guida spirituale.
Le tensioni tra europei e maori crebbero velocemente. Enormi aree di terreno furono acquistate in quelli che ora
sono visti come accordi sleali - nel 1840, un uomo d'affari britannico acquistò (16.200 ettari, un'area
quasi tre volte la dimensione di Manhattan - in cambio di 700 libbre di merci, compresi moschetti, ombrelli e strumenti
musicali. Altre terre furono violentemente confiscate ai Maori che sfidarono l'autorità dei colonizzatori britannici in
arrivo.
Man mano che guadagnavano territorio, i nuovi arrivati imposero nuove regole sulla terra e sul mare.
Secondo la legge inglese, il fiume non era visto come un'entità. Era visto come un mosaico di parti
legalmente separate - acqua e letti di fiumi e spazio aereo sopra l'acqua - tutte controllate da leggi diverse.
Nel 1870, i Māori iniziarono a presentare petizioni al governo coloniale , chiedendo loro di difendere i propri diritti. Nei
decenni che seguirono, un flusso costante di petizioni fu presentato al governo nella capitale della Nuova Zelanda
Wellington.
Questa penosa vicenda vide la sua fine solo, come detto, nel 2017 quando una legge ha riconosciuto il fiume e tutto cio che gli
sta intorno come una unica entità: "Te Awa Tupua (la zona dove si trova il fiume) è stata riconosciuta come un
tutto indivisibile e vivente, che comprende il fiume Whanganui dalle montagne al mare, incorporando tutti i suoi elementi fisici e metafisici".
Un riconoscimento giuridico che risente anche della visione tipica dei Maori del fiume come un tutto indivisibile con il resto
della Natura circostante e che nella legge viene combinato con la visione occidentale piu evoluta e conforme alla realtà dell'ambiente.
Questo riconoscimento oltre ad aiutare fortemente la protezione del fiume, delle sue acque, e di tutto cio che vive intorno ha anche ispirato
altri paesi che hanno seguito l'esempio: due fiumi in India sono stati dichiarati entità legali
e l'anno scorso il Bangladesh ha concesso a tutti i suoi fiumi i diritti legali.
Ma speriamo possa servire da sprone perchè finalmente siano riconosciuti i diritti di tutti gli esseri viventi, non solo quelli della specie umana,
in particolare di tutti gli esseri senzienti che ad oggi possono godere solo di blande tutele indirette, come gli obblighi che la legge impone
in capo agli uomini di non maltrattare o uccidere senza motivo gli altri animali ad esempio.
Ma solo con un riconoscimento pieno degli animali non umani come soggetti di diritto, al pari di qualsiasi uomo, può garantire una efficace
giustizia verso tutti gli esseri dotati di coscienza.
Paradossalmente il primo ad ottenere ciò è stato un fiume, un essere non vivente, ma per chi si ostina a negare i diritti degli animali
è piu facile riconoscerli ad entita totalmente diverse dall'uomo, astratte ed inanimate come società e fiumi che ad altri suoi pari come un maiale
od una mucca, perche questo gli consente di continuare a vivere l'illusione di essere superiore a questi. Finendo invece cosi per dimostrarsi inferiore.
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