ANCONA LA CAPITALE DELL'ORRORE
Per il focus numero tredici ho preso spunto da un articolo del Fatto Quotidiano dove si metteva in luce in un report le criticità dell'alta concentrazione nelle terre in provincia di Ancona di allevamenti intensivi.
Premesso che già sono chiari ed innegabili come qualsiasi allevamento intensivo costituisca una grave violazione dei diritti più basilari degli animali, costretti a vivere in dei veri e propri lager, e come ormai sia assodato anche che questi costituiscano una delle fonti più importanti di inquinamento atmosferico (sia per la produzione di gas serra, collegato però agli allevamenti di bovini, sia alla produzione di polveri sottili), del disboscamento (infatti la maggior parte delle terre coltivate sono adibite alla produzione di foraggio per gli allevamenti, intensivi e non) e di conseguenza anche una delle cause della fame in molte zone del mondo.
Fatta questa premessa qui voglio sottolineare altri due aspetti meno conosciuti degli allevamenti intensivi di cui si occupa l'articolo di cui sopra: l'inquinamento locale che comporta gravi danni alla salute agli esseri viventi presenti nelle zone limitrofe; e la scarsa produzione di reddito per la comunità.
Vediamo qualche dato su quanti e quali allevamenti ci sono nelle Marche:
Secondo l'Anagrafe nazionale zootecnica nelle Marche ci sono 133 allevamenti, per un totale di 4,1 milioni di polli a ciclo. È la sesta regione in Italia per numero di capi e strutture, la cui consistenza media dal 1970 a oggi è quadruplicata. Il 64% della produzione è concentrata nell'Anconetano (59 allevamenti): tra Vallesina e la Valle del Musone ci sono 11 allevamenti per oltre 11 milioni di polli. Qui ci sono in media (per ogni ciclo, quindi contemporaneamente) 5,3 polli per abitante, contro una media nazionale di poco più di un pollo a testa. Ma è tra la Vallesina e la Valle del Musone, in particolare, che ci sono 11 allevamenti con una produzione stimata di 11 milioni di polli l'anno, secondo quanto riportato nei documenti relativi all'Autorizzazione Integrata Ambientale.
Mentre gli allevamenti diminuiscono (nel 2016 erano 142, ndr), i capi aumentano (nel 2016 la produzione si aggirava intorno ai 13,6 milioni di polli l'anno). Si è passati da 2,7 milioni di polli a ciclo a 4,1 milioni . Gli allevamenti diventano sempre più intensivi quindi. Gli allevamenti biologici (che comunque ricordo non sono garanzia di rispetto dei diritti gli animali non umani, anzi, in quanto la legge assegna maglie molto larghe per prendere la dicitura di biologico e quasi sempre non ha mai a che fare con la tutela dei loro diritti, ad esempio infatti si possono avere allevamenti biologici al chiuso!) nella provincia di Ancona comprendono solo 269.302 capi (sempre a ciclo) sul quel totale di 4,1 milioni. Non si arriva al 7% quindi.
Veniamo quindi alla prima delle due problematiche di cui si parlava.
Gli abitanti della valle dove si trova l'allevamento piu grande lamentano continui odori pestilenziali che impediscono di uscire di casa e provocano irritazioni agli occhi. L'inquinamento dell'aria è quindi tanto forte da causare danni nettamente percepibili, anche a chilometri di distanza. Quando a San Lorenzo in Campo, in provincia di Pesaro-Urbino, è stata chiesta l'approvazione per un allevamento per la produzione di oltre due milioni di polli il sindaco Davide Dellonti ha deciso di vederci chiaro: "Dopo cena, andavo in auto a Falconara, Jesi e in tutti quei comuni delle vallate delle Marche, in provincia di Ancona, dove allevamenti di quelle dimensioni ci sono già. L'ho fatto una decina di volte e mi sono reso conto che sentivo quell'odore nettamente, a 1,7 chilometri di distanza".
Inoltre viene paventato un rischio per le risorse idriche della zona, rappresentato dal pozzo previsto dall'allevamento. Il comitato dei cittadini della zona ricorda come la stessa Multiservizi abbia sottolineato la carenza idrica dell'area e i rischi, durante i periodi di siccità, "di inficiare la produttività " del campo di pozzi pubblici San Michele che, proprio in quei periodi dell'anno, è "l'unica fonte di approvvigionamento idrico di alcuni centri abitati". E tutto per far fronte ad interessi di privati.
E qui viene la seconda criticità. Di fronte a tante problematiche ci si aspetta un ritorno economico per la zona notevole. Ma invece è tutto il contrario. Oltre al deprezzamento immobiliare delle zone limitrofe agli allevamenti ed alla ripercussione sul turismo, la vera beffa è che questi allevamenti danno occupazione ognuno a solo due persone fisse e due o tre al massimo part-time! Un vero e proprio schiaffo in faccia a tutti i marchigiani.
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